1,2,3 stalla, junk food per telemaniaci sull’orlo di un cortocircuito identitario, è giunto sul nastro d’arrivo. Tra poco avremo un nuovo vincitore co.co.pro, che nel giro di 2 flash e 3 flirt finirà nel magazzino della memoria fortunosamente perduta di addetti ai lavori, spettatori coatti e casalinghe disperate (è la disperazione che annulla la reattività).
Basta mezz’ora per riassumere un reality che affossa le teorie sull’utilità del riciclo.
Imma giganteggia nel nanismo imperante: prototipo abusato della bionda (s)vamp(ita), nel giro di un blocco pubblicitario sfoggia una passerella di mises sublimi, da cigno nero a faraona ripiena ad anatra reale a struzzo da allevamento. A Tonon Imma ricorda la Lecciso, la Marini, la figlia del lattaio, insomma tutte le donne con cui non ha avuto a che fare. A me Imma ricorda la fatica che bisogna fare per camuffare l’incapacità in mediocrità, ma soprattutto lo sforzo richiesto al pubblico per digerire tanto nulla, peraltro mal confezionato. Anche se la verve scomposta della valletta/attrice/camperista ripudiata surclassa la banalità molesta del duo Sabrina-Lucadorigo: le vallette disoccupate (con bonus di tronista pluricornificato) sono vuoti a rendere alle televendite cui con solidi studi potrebbero ambire.
La giuria vip, composta da un giudice, un fratello primitivo (Taricone), un opinionista bollito (Tonon), sembra la versione abbrutita dei bulgari di Aldo-Giovanni e Giacomo.
Barbara d’Urso, il cui orecchio destro trabocca di lucchetti peggio del lampione di Ponte Milvio, è cosciente dell’involuzione, infatti si trova perfettamente a proprio agio: plana sulle dispute farlocche con il tempismo e l’eleganza di un fagiano impagliato, fa a pugni con l’analisi logica, sevizia il format a colpi di sonnifero e pose plastiche, pardon plasticate.
I più spaesati sono i contadini, abituati a stalle e porcili e tuttavia inabili di fronte alla spazzatura televisiva: contro il trash stratificato occorrerebbe un big bang catodico o un più modesto sciopero dei telecomandi. Chiosa elegantemente Imma, citando Vasco Rossi: sì, stupendo, mi viene il vomito.
Interessante lo spazio autopromozionale, in cui i finalisti provano a rccontarci cosa non abbiamo capito di loro: sarebbe più semplice rivelare cosa loro non hanno capito di noi. La madre del contadino Muschen in versione suffragetta prende il figliuolo per un orecchio, la valletta (?) Lucadorigo prende lucciole per lanterne, la pariah Imma prova a prenderci per il naso, il padre del contadino Bastiano prende l’erede per prodotto caseario e ne sponsorizza la genuinità. Chiude Tonon che ci prende gusto a dispensarci pillole di stanchezza dal breviario del videomiracolato.
Lucadorigo vorrebbe anticipare qualcosa che la conduttrice vorrebbe ritardare, ma è solo la compravendita dell’usato, con gli eliminati a prezzo di favoritismo: tutto scontato, dai ripescati in saldo all’esito della serata. Segue listino prezzi dei panchinari ed excusatio di Luca, che non ha mai toccato la sensibilità di Imma e difficilmente toccherà altro.
Facciamo outing: simpatizzo per Imma perché incarna il trash irreversibile (e da buon brutto anatroccolo batterà in volata i suoi detrattori), perché i contadini non hanno colpe così gravi da dover elemosinare scampoli di telepietà (e un’eliminazione, benché tardiva, può in parte riscattarne la credibilità), perché Lucadorigo è oltre le colonne d’Ercole del trash sottovuoto e l’illusione della vittoria è il gettone da pagare alla De Filippi, per la rianimazione in corsa (tutto ha un prezzo, la marketta ne ha più d’uno, il pongo non ha prezzo).
E’ giunta mezzanotte, tra poco la mia carrozza si trasformerà in zucca.
Domattina mi sveglierò e l’edizione speciale di Studio Aperto sacrificherà la solita parata di culi in onore del vincitore del programma.
Al post l’ardua sentenza, a me la branda dopo tanta demenza.
PS Per dovere di cronaca, ha vinto Imma. Prevedo per lei un futuro roseo, a partire dalla pulizia del porcile.
PPS Non ho volutamente accennato alle prove e alle sfide, in quanto i fatti non sussistono.